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Manutenzione correttiva (o a guasto): cos’è, limiti, vantaggi e come gestirla
La manutenzione correttiva (spesso chiamata anche manutenzione a guasto) interviene solo dopo che un problema si è manifestato. In questa guida vediamo cos’è, quali sono i suoi limiti e i suoi vantaggi, quando conviene sceglierla rispetto ad altri tipi di manutenzione e come gestirla nel modo corretto con e senza un software per la manutenzione.
📅 Aggiornato: luglio 2026 🕓 Tempo di lettura: 20 minuti 👤 A cura del Team mainsim Academy
Cos’è la manutenzione correttiva (a guasto)?
La manutenzione correttiva, chiamata anche manutenzione a guasto (i due termini sono perfettamente equivalenti e si usano in modo intercambiabile) è il tipo di manutenzione che interviene su un impianto o un macchinario soltanto dopo che si è verificato un guasto.
È la strategia di manutenzione più semplice: si continua a produrre fin quando non si verifica un guasto → si interviene per ripristinarlo → si ricomincia a produrre.
Si tratta, in altre parole, di individuare il componente che ha ceduto e sostituirlo o ripararlo, in modo da ristabilire il corretto funzionamento dell’asset. Non è un intervento pensato per migliorare le prestazioni del sistema, ma per riportarlo esattamente allo stato in cui si trovava prima dell’avaria.
Questo tipo di manutenzione è efficace soprattutto su sistemi non critici e facili da riparare a basso costo: quando i benefici di un piano preventivo (meno fermi macchina, impianti più disponibili) non giustificano il costo aggiuntivo di gestirlo, aspettare il guasto e intervenire allora resta la scelta più conveniente.
IN QUESTA GUIDA
01. Cos’è la manutenzione correttiva?
02. Manutenzione correttiva definizione
03. Manutenzione correttiva e reattiva
04. Vantaggi
05. Differita vs Urgente
06. Run to Failure (RTF)
07. Correttiva vs Preventiva
08. Tabella comparativa
09. Quando applicarla?
10. Come gestire la manutenzione a guasto
11. Sfide e svantaggi
12. Esempi per settore
13. Il ruolo del software CMMS
14. L’approccio ibrido
15. FAQ
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Manutenzione correttiva: definizione
Per dare una definizione operativa e precisa, la manutenzione correttiva è l’insieme delle azioni manutentive che non hanno lo scopo di aumentare il valore, la produttività o le prestazioni di un sistema, ma di riportarlo allo stato in cui si trovava prima che si manifestasse il guasto o l’avaria. È, in sintesi, un ripristino dello status quo ante, non un miglioramento.
Questa definizione la distingue nettamente da altri tipi di intervento apparentemente simili: una manutenzione migliorativa, per esempio, agisce anch’essa su un asset, ma con l’obiettivo opposto (quello di aumentarne le prestazioni), non limitarsi a ripristinarle.
📌 DEFINIZIONE NORMATIVA E SINONIMI
Secondo la UNI EN 13306:2018, punto 7.9, la manutenzione a guasto o correttiva è definita come la “manutenzione eseguita a seguito della rilevazione di un’avaria e volta a riportare un’entità in uno stato in cui essa possa eseguire una funzione richiesta”.
Sinonimi: manutenzione a guasto, manutenzione reattiva (in senso lato, come famiglia di appartenenza), run-to-failure o RTF (quando la scelta di attendere il guasto è deliberata).
Manutenzione reattiva e manutenzione correttiva: qual è la differenza?
Nella letteratura sulla manutenzione, tutte le strategie si dividono in due grandi famiglie in base al momento in cui si interviene rispetto al guasto:
- le manutenzioni reattive, che intervengono dopo
- le manutenzioni proattive, che lo anticipano (la famiglia delle preventive: programmata, su condizione, predittiva, migliorativa).
La manutenzione a guasto è, di fatto, l’unico tipo di intervento che rientra nella famiglia reattiva. Per questo, nell’uso comune, i due termini reattiva e correttiva finiscono per essere usati spesso come sinonimi: quando si dice “abbiamo un approccio reattivo” si intende, nella quasi totalità dei casi, che si adotta la manutenzione correttiva come strategia principale.
Vale la pena però tenerli concettualmente distinti: reattiva descrive l’approccio strategico (attendere il guasto invece di anticiparlo), mentre correttiva descrive il tipo di intervento concreto che quell’approccio comporta.
Quali sono i vantaggi della manutenzione a guasto?
Parlare di manutenzione a guasto come di una “non-strategia” basata solo su necessità, è un errore comune, ma non sempre giustificato. Su asset non critici e a basso costo, la manutenzione correttiva può restare la scelta vincente, per motivi che vale la pena approfondire invece di dare per scontati. Per farlo, però, conviene prima quantificare alcuni aspetti negativi, soprattutto legati ai costi, tipici della manutenzione a guasto.
3-5X
Il costo di un intervento correttivo rispetto a uno preventivo pianificato sullo stesso asset
Fonte: Plant Engineering Survey
67%
Aziende che si affidano ancora principalmente alla manutenzione reattiva come strategia primaria
Fonte: Gitnux, 2026
30-40%
Fonte: ReliaMag 2026
Il dato del 67% ridimensiona lo stigma: la manutenzione reattiva non è un’eccezione confinata a pochi ritardatari, ma resta la strategia primaria per la maggioranza dei produttori. La domanda giusta non è “come eliminarla del tutto”, ma “su quali asset ha senso lasciarla com’è”. Detto questo, gli standard di settore indicano come ottimale un rapporto superiore al 90% di manutenzione preventiva rispetto a quella correttiva imprevista, con un margine fisiologico del 10-20% di interventi correttivi. Non è un obiettivo pari a zero, è un mix bilanciato, e i dati sopra aiutano a capire perché la scelta va fatta asset per asset, non per default.
Ecco i principali benefici della manutenzione correttiva, quando applicata con criterio:
- Nessun investimento in tecnologia e piani preventivi: elimina la spesa in ispezioni, sensoristica o calendari di manutenzione per asset che non la giustificano.
- Meno pianificazione iniziale: non richiede formazione dedicata, calendari di ispezione o sistemi di monitoraggio continuo.
- Allocazione più efficiente delle risorse: libera tempo tecnico e budget da destinare agli asset realmente critici.
- Flessibilità operativa: si adatta ai guasti reali invece di seguire un piano rigido, utile per asset con pattern di rottura imprevedibili.
Va detto con altrettanta chiarezza, però, che questi vantaggi valgono solo finché la correttiva resta confinata ad asset non critici. Applicata di default anche a macchinari complessi e costosi, la manutenzione a guasto diventa una scelta rischiosa. La tabella qui sotto riassume i principali vantaggi e i corrispettivi svantaggi, aspetto per aspetto.
Inoltre, una gestione strutturata con un software per la manutenzione è in ogni caso altamente raccomandata.

| Aspetto | Vantaggio (su asset non critici) | Svantaggio (se applicata su asset critici) |
|---|---|---|
| Costi | Nessun investimento in tecnologia e piani preventivi | Costo medio di un fermo non pianificato molto più alto, con possibile effetto domino e danni alla produzione — fino a 3-5 volte il costo dello stesso intervento pianificato (Fonte: Plant Engineering Survey) |
| Pianificazione | Nessuna pianificazione o formazione dedicata richiesta in anticipo | Nessun preavviso sul guasto: il fermo macchina arriva senza preavviso, non pianificabile |
| Risorse e magazzino | Risorse e budget liberati per gli asset davvero critici | Magazzino ricambi spesso sovradimensionato, o al contrario rischio di materiali mancanti proprio nel momento del bisogno, con conseguente allungamento dei tempi di fermo |
| Flessibilità operativa | Si adatta a guasti imprevedibili senza seguire un piano rigido | Le emergenze rischiano di far crescere il backlog di interventi in sospeso, oltre al rischio sicurezza e non conformità su asset non ispezionati regolarmente |
Tipi di manutenzione correttiva: differita vs urgente
All’interno della manutenzione correttiva, la distinzione più operativa non riguarda il “perché” si interviene, ma il “quanto è urgente” farlo. Si distinguono due sotto-categorie:
- Manutenzione correttiva differita: il guasto è stato rilevato, ma non compromette la sicurezza né blocca completamente la produzione. L’intervento può essere pianificato a breve termine, integrandolo nelle attività di manutenzione già programmate, senza fermare nulla nell’immediato.
- Manutenzione correttiva urgente: il guasto compromette la sicurezza, la produzione o l’integrità stessa dell’asset. Richiede un intervento immediato, spesso fuori da qualunque programmazione.
Questa distinzione corrisponde a quella che alcune fonti internazionali definiscono come manutenzione correttiva pianificata (differita) e non pianificata (urgente). Stesso concetto, terminologia diversa.
📌 CENNI STORICI: LA MANUTENZIONE A GUASTO NELL’INDUSTRIA DEL ‘900
Il run-to-failure non è sempre stato una scelta consapevole. Nella produzione di massa del primo Novecento, di cui la catena di montaggio fordista resta l’esempio più noto, la manutenzione era subordinata alla produzione: si andava avanti finché la macchina non si rompeva, si riparava, si ripartiva. Era run-to-failure per scelta: l’obiettivo era quello di massimizzare la produzione ad ogni costo.
Il cambio di paradigma arriva dal Giappone tra gli anni ’60 e ’70, quando Toyota e la Japan Management Association, sotto la guida dell’ingegnere Seiichi Nakajima, sistematizzano il Total Productive Maintenance (TPM), portando per la prima volta la manutenzione preventiva a coinvolgere l’intera organizzazione. Da allora, scegliere il run-to-failure è (o dovrebbe essere) una decisione ponderata, non un’eredità del passato.

Manutenzione run-to-failure: la scelta deliberata
La manutenzione run to failure (o run-to-failure, RTF) merita un chiarimento a parte, perché viene spesso confusa con un sinonimo puro di manutenzione correttiva, quando in realtà descrive qualcosa di più specifico: non è un terzo tipo di intervento, ma una scelta strategica fatta consapevolmente a monte.
Adottare un approccio run-to-failure significa decidere, prima ancora che il guasto si verifichi, di lasciar funzionare un determinato asset fino alla rottura, invece di investire in un piano preventivo o predittivo per quell’asset. È una decisione di policy, non una mancanza di pianificazione: si applica tipicamente ad asset a basso costo, facilmente sostituibili, o il cui guasto non ha impatti significativi su sicurezza e produzione.
Una volta che il guasto si verifica davvero, l’intervento che ne segue è comunque una manutenzione correttiva, differita (programmabile) o urgente, a seconda di quanto quell’asset specifico si riveli critico nel momento del guasto. Il run-to-failure descrive quindi la scelta a monte, non il tipo di intervento a valle.
Manutenzione correttiva vs preventiva
Manutenzione correttiva e preventiva sono le due politiche di manutenzione principali, ed è la contrapposizione più naturale da cui partire per capire quando la correttiva è davvero la scelta giusta.
La differenza sta nel momento dell’intervento e nell’obiettivo che persegue: la manutenzione preventiva si propone di anticipare il guasto per allungare il ciclo di vita dell’asset e ridurre le fermate non pianificate. La correttiva interviene quando ormai il guasto si è già manifestato, con l’unico scopo di ripristinare la funzionalità perduta.
Dal punto di vista della manutenzione a guasto, la domanda da porsi non è “quale delle due è meglio”. Sono strategie diverse, non alternative in competizione. La domanda corretta è: per quali asset, nel nostro parco macchine, il costo di un piano preventivo non sarebbe giustificato dal beneficio?
Tipicamente: asset non critici, a basso costo di sostituzione, con ciclo di vita breve, o per cui un guasto non compromette la sicurezza né blocca la produzione. Su tutto il resto, un piano di manutenzione bilanciato resta la scelta più solida.
Tabella comparativa dei tipi di manutenzione
| Tipo | Norma di riferimento | Trigger dell'intervento | Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|---|---|---|
| Correttiva (a guasto) | UNI EN 13306:2018 (§7.9) | Guasto già avvenuto | Costi contenuti su asset non critici, nessuna pianificazione richiesta | Fermi non pianificati, costi imprevedibili, rischio sicurezza |
| Preventiva (programmata) | UNI EN 13306:2018 | Calendario / cicli di utilizzo prestabiliti | Riduce probabilità di guasto, pianificabile a budget | Rischio over-maintenance, costo fisso indipendente dallo stato reale dell'asset |
| Su condizione | UNI EN 13306:2018 | Soglia di un parametro monitorato superata | Evita interventi inutili rispetto alla programmata | Richiede sensoristica e soglie tarate correttamente |
| Predittiva | UNI EN 13306:2018 | Modello previsionale su dati storici | Anticipa il guasto conclamato, ottimizza i tempi di intervento | Richiede maturità dei dati e investimento tecnologico |
| Migliorativa | UNI 10147:2021 | Decisione di miglioramento, non un guasto | Aumenta valore e prestazioni dell'asset | Richiede risorse e tempo dedicato, non risolve urgenze |
Quando si applica la manutenzione correttiva?
La manutenzione correttiva è la strategia più indicata per asset che rientrano in una o più di queste categorie:
Asset non critici
La manutenzione a guasto viene spesso applicata a componenti e attrezzature che possono essere sostituiti senza bloccare l’impianto o la produzione, e ovviamente senza mettere a repentaglio la sicurezza degli operatori.
Asset con ciclo di vita breve
La maggior parte dei piani di manutenzione contemplano interventi correttivi per gli asset che non sono progettatati per durare a lungo, quindi poco sensati da inserire in un programma preventivo strutturato.
Asset usa e getta
La manutenzione a guasto è quasi sempre la strategia più sensata per asset e componenti economici, pensati per un singolo utilizzo. In questi casi, una strategia run-to-failure è la più opportuna, a meno che un guasto non possa incidere sulla sicurezza.
Asset a bassa capitalizzazione
Il costo di sostituzione di questi asset, componenti e attrezzature è talmente contenuto da rendere superfluo qualunque piano preventivo. In questi casi, come per quelli usa e getta, la manutenzione a guasto è la scelta migliore.
Come gestire bene la manutenzione a guasto: processo e consigli pratici
Anche quando la correttiva è la strategia giusta, gestirla bene o male fa una differenza enorme sui tempi di ripristino e sui costi. Un intervento correttivo segue in genere queste fasi:
- Rilevamento: il guasto viene individuato e segnalato tramite un ticket.
- Diagnosi: si identifica la causa del guasto e si stabilisce cosa serve per intervenire (ricambi, competenze, tempo stimato) creando un Ordine di Lavoro in base alle procedure interne.
- Riparazione: l’intervento correttivo vero e proprio, spesso la fase più lunga se i ricambi non sono immediatamente disponibili.
- Test e ripristino: prima di rimettere l’asset in servizio, se ne verificano le condizioni operative.
- Registrazione: l’intervento viene documentato (causa del guasto, tempi, ricambi usati, costi) per costruire uno storico utile alle decisioni future. Il rapportino di intervento può essere gestito e archiviato in modo cartaceo oppure inserito nel gestionale di manutenzione.
Oltre a questi aspetti, ci sono alcuni accorgimenti pratici che fanno la differenza tra una strategia correttiva gestita bene e una gestita male:
- Tieni a magazzino i ricambi critici per gli asset su cui si è deliberatamente scelto un approccio run-to-failure. Questo è spesso il vero collo di bottiglia nei tempi di ripristino, non il tempo di riparazione in sé.
- Forma i tecnici su interventi di riparazione rapida per le categorie di guasto più frequenti, invece di scoprire le competenze mancanti a guasto avvenuto.
- Usa lo storico degli interventi per capire quando un asset “borderline” sta generando troppi interventi correttivi ravvicinati, un segnale che potrebbe convenire spostarlo su un piano preventivo.
- Distingui subito, al momento della segnalazione, se il caso è differito o urgente: prioritizzare male in questa fase è la causa più comune di ritardi evitabili.
- Analizza i guasti per comprendere pattern comuni e migliorare le competenze del tuo team su asset specifici. Tieni uno storico aggiornato delle cause di guasto di ogni asset e costruisci una Root Cause analysis.
📌 KPI DA MONITORARE
Ecco i principali KPI di manutenzione da monitorare per misurare l’efficacia degli interventi a guasto e comprendere quando potrebbe essere necessario passare un approccio proattivo:
- MTTR (tempo medio di riparazione): quanto impiegano i tecnici a ripristinare un asset guasto.
- MTBF (tempo medio tra i guasti): quanto dura un asset prima del guasto successivo.
- Rapporto pianificata/non pianificata: quota di ordini di lavoro correttivi rispetto al totale — il World Class Standard indica <90-10>90%/10% preventiva su correttiva imprevista come riferimento.
- Backlog: l’arretrato di ordini di lavoro correttivi non ancora evasi, spesso misurato in settimane di lavoro per tecnico.
Quali sono i limiti, gli svantaggi e le sfide della manutenzione correttiva?
Gli aspetti critici della manutenzione a guasto sono, se possibile, ancora più concreti dei suoi vantaggi, e vanno valutati con lo stesso rigore prima di adottarla come strategia deliberata su un asset:
- Fermi macchina non pianificati: un guasto imprevisto espone l’impianto a interruzioni che, su asset critici, si traducono in perdite di produzione consistenti.
- Effetto domino: un guasto grave su un componente può danneggiare altri elementi collegati, aggravando i costi oltre la riparazione iniziale.
- Tempi di ripristino più lunghi: una riparazione non programmata richiede spesso più tempo di un intervento pianificato, specialmente se i ricambi non sono già disponibili.
- Allocazione del personale sotto pressione: i guasti improvvisi possono trovare il team impreparato, causando ritardi anche su altri interventi in corso.
- Magazzino ricambi sovradimensionato/sottodimensionato: per garantire un intervento rapido su guasti imprevisti, spesso serve tenere scorte più ampie del necessario e quando il ricambio manca, ordinarlo in emergenza costa in media il 30-40% in più rispetto a un acquisto pianificato. Nella manutenzione a guasto, la corretta gestione del magazzino ricambi assume un ruolo centrale.
- Rischio per la sicurezza: un componente che cede senza preavviso può esporre i tecnici e l’ambiente circostante a condizioni operative non sicure.
- Rischio di non conformità: un guasto progressivo, non rilevato in tempo, può portare l’asset a produrre scarti o output fuori specifica prima ancora della rottura completa. Un rischio di qualità, non solo di sicurezza, spesso trascurato quando si valuta il costo reale della manutenzione correttiva.
- Tempi di riattivazione più lunghi del previsto: su impianti a processo continuo (forni, linee di estrusione, reattori chimici), il riavvio dopo un fermo non pianificato richiede spesso ore aggiuntive oltre alla riparazione vera e propria, per riportare il processo alle condizioni operative stabili.
| Svantaggio | Rischio concreto | Come un CMMS aiuta a mitigarlo |
|---|---|---|
| Fermi non pianificati | Perdita di produzione, SLA non rispettati | Ordini di lavoro automatici e notifiche immediate ai tecnici riducono il tempo tra rilevamento e intervento |
| Effetto domino su altri componenti | Costi di riparazione più alti del previsto | Storico asset e checklist di verifica sui componenti collegati durante l'intervento |
| Tempi di ripristino lunghi | MTTR elevato, produzione ferma più a lungo | Gestione magazzino ricambi integrata, per verificare disponibilità prima di intervenire |
| Personale non preparato al momento del guasto | Ritardi anche su altri interventi pianificati | Assegnazione automatica in base a competenze e disponibilità del team |
| Magazzino sovradimensionato | Capitale immobilizzato in scorte | Analisi dei consumi storici per calibrare le scorte minime per componente |
| Guasto progressivo non rilevato | Non conformità e scarti prima della rottura completa | Storico e soglie di allerta sui parametri critici, per intercettare il degrado prima del fermo totale |
| Riavvio lungo su processi continui | Tempi di fermo effettivi più alti di quelli stimati | Checklist di riavvio standardizzate collegate all'ordine di lavoro, per non improvvisare la fase di restart |
Esempi di manutenzione correttiva per settore
| Settore | Scenario tipico | Perché la correttiva è la scelta giusta |
|---|---|---|
| Manufacturing | Guasto su un nastro trasportatore di una linea secondaria | Non blocca la produzione principale, intervento differito nella finestra di manutenzione più vicina |
| Facility management | Unità HVAC guasta in un'area non critica, in bassa stagione | Nessun impatto su comfort o sicurezza, si attende l'arrivo del ricambio |
| Fleet management | Componente non essenziale di un veicolo della flotta si rompe | Si ripara al rientro in deposito, senza fermare il giro di consegne in corso |
| Hospitality | Serratura magnetica di una stanza d'albergo smette di funzionare | Guasto puntuale, a basso costo, risolvibile con un intervento rapido e mirato |
Il ruolo del software CMMS nella manutenzione correttiva
Non esistono software per la manutenzione correttiva, ma molte aziende pensano di non avere bisogno di un software CMMS (Computerized Maintenance Management System) proprio perché lavorano in modo reattivo, o perché affidano la manutenzione a fornitori esterni. È una convinzione diffusa, ma sbagliata: è proprio nella manutenzione correttiva che un CMMS fa la differenza più concreta, perché qui il tempo è la variabile che pesa di più su ogni intervento ed ha un impatto diretto anche sugli SLA dei fornitori.
Il ticketing, in particolare, diventa fondamentale: ogni minuto che passa tra la segnalazione del guasto e la presa in carico si traduce direttamente in produzione persa.
Ma il valore di un CMMS, di un EAM (Enterprise Asset Management) o di un CAFM (Computer Aided Facility Management) non si ferma alla velocità del singolo intervento. Serve anche a mettere insieme i dati di ogni guasto per condurre analisi e individuare aree di miglioramento, invece di perdere informazioni intervento dopo intervento, solo perché “tanto andiamo avanti finché non si rompe”.
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Concretamente, un CMMS aiuta a gestire la manutenzione correttiva in diversi modi:
- Ticketing e ordini di lavoro digitali: ogni segnalazione di guasto genera un ticket che si trasforma subito in un ordine di lavoro strutturato, con priorità, tecnico assegnato e ricambi necessari, riducendo il tempo tra rilevamento e intervento.
- Gestione del magazzino ricambi: alert automatici sul sotto-scorta per i componenti più critici, per non scoprire l’indisponibilità di un pezzo proprio nel momento dell’urgenza.
- Storico completo: ogni intervento correttivo viene registrato (con responsabile, cause di guasto, tempi, costi) costruendo nel tempo un archivio che permette di individuare aree di miglioramento e decidere se un asset “borderline” merita di passare a un piano preventivo.
- Report e KPI: MTTR, MTBF, rapporto pianificata/non pianificata e backlog calcolati automaticamente, senza fogli Excel paralleli.
- Distinzione immediata tra differita e urgente: la classificazione per priorità permette al team di sapere a colpo d’occhio quali interventi richiedono attenzione immediata e quali possono aspettare la prossima finestra di programmazione.
Manutenzione correttiva e preventiva: l’approccio ibrido
Nella pratica, quasi nessuna organizzazione adotta un’unica strategia su tutto il parco asset. La scelta vincente è quasi sempre un mix: preventiva sugli asset critici, correttiva su quelli che non giustificano l’investimento.
Dal punto di vista della correttiva, il criterio per decidere dove tracciare il confine è principalmente il rischio: cosa succede, in termini di sicurezza, produzione e costi, se questo specifico asset si guasta senza preavviso? Se la risposta è “poco o nulla”, la correttiva resta la scelta più efficiente. Se la risposta coinvolge fermi di produzione prolungati o rischi per la sicurezza, vale la pena spostare quell’asset su un piano preventivo, anche parziale, indipendentemente da quanto la correttiva stia funzionando bene altrove nel parco macchine.
Molte aziende supportano queste decisioni con analisi specifiche, come per esempio la FMEA (l’analisi delle modalità di guasto e degli effetti) per individuare gli asset critici e categorizzare i rischi.
Un buon punto di partenza pratico è guardare lo storico degli interventi: asset che generano correttive frequenti e ravvicinate sono spesso il primo segnale che vale la pena rivedere la strategia, prima che il costo cumulato superi quello di un piano preventivo dedicato.
FAQ – DOMANDE FREQUENTI
FAQ sulla manutenzione correttiva
Cos'è la manutenzione correttiva?
La manutenzione reattiva è la macro-famiglia di strategie che intervengono dopo il guasto, contrapposta alla manutenzione proattiva (che lo anticipa). La manutenzione correttiva è, di fatto, l'unico tipo di intervento che rientra in questa famiglia: nell'uso comune i due termini vengono quindi spesso usati come sinonimi.
Manutenzione correttiva definizione: qual è quella corretta?
Secondo la UNI EN 13306:2018 (punto 7.9), la manutenzione correttiva (o a guasto) è la manutenzione eseguita a seguito della rilevazione di un'avaria e volta a riportare un'entità in uno stato in cui possa eseguire una funzione richiesta. In pratica: si interviene dopo che il guasto si è già manifestato, non prima.
Manutenzione correttiva e manutenzione a guasto sono la stessa cosa?
Sì, sono sinonimi pieni: la norma UNI EN 13306:2018 li tratta come un unico concetto ("manutenzione a guasto o correttiva"). Nella pratica italiana i due termini si usano in modo intercambiabile, senza differenze di significato.
Cos'è la manutenzione run-to-failure?
Run-to-failure (RTF) non è un terzo tipo di intervento, ma una scelta strategica deliberata: si decide a monte di lasciar funzionare un asset fino al guasto invece di prevenirlo, perché il costo di un piano preventivo non sarebbe giustificato. Una volta che il guasto si verifica, l'intervento che ne segue è comunque una manutenzione correttiva, differita o urgente a seconda della criticità.
Qual è la differenza tra manutenzione correttiva differita e urgente?
Qual è la differenza tra manutenzione correttiva e preventiva?
La manutenzione correttiva è sempre la scelta sbagliata?
Quali sono i principali svantaggi della manutenzione correttiva?
Come si gestisce la manutenzione correttiva con un software CMMS?
Qual è un buon rapporto tra manutenzione correttiva e preventiva?
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