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FMEA: Guida completa alla Failure Mode and Effects Analysis

Cos’è la FMEA? L’FMEA (Failure Mode and Effects Analysis), in italiano “Analisi delle modalità di guasto e dei loro effetti”, è una metodologia strutturata per identificare preventivamente i potenziali guasti di un prodotto, processo o sistema, valutarne gli effetti e stabilire le priorità di intervento tramite il calcolo dell’RPN (Gravità × Occorrenza × Rilevabilità). Nata in ambito militare nel 1949, è oggi applicata nell’industria manifatturiera, healthcare, automotive, aerospaziale e facility management.

In questa guida ti spieghiamo in modo chiaro tutto quello che devi sapere sull’FMEA (con esempi pratici) e ti supportiamo nell’analisi con due strumenti semplici ma potenti: un template excel e un tool gratuito per effettuare l’analisi online.

📅 Aggiornato: maggio 2026  🕓 Tempo di lettura: 20 minuti  👤 A cura del Team mainsim Academy  ⬇ Scarica il template excel

INTRODUZIONE

Cos’è l’FMEA: definizione e storia

L’FMEA (Failure Mode and Effects Analysis) è uno strumento di analisi del rischio che permette alle aziende di determinare l’impatto che un potenziale guasto avrebbe su un prodotto o su un processo e valutarne i rischi. L’acronimo FMEA si riferisce alla sigla inglese Failure Mode and Effects Analysis, traducibile in italiano come Modalità di guasto e analisi degli effetti.

L’analisi FMEA, insieme ad altre varianti come l’FMECA che vedremo in questo articolo, è ampiamente utilizzata in settori come l’automotive, l’industria aeronautica ed elettronica, ma anche in altri ambiti come l’healthcare e il facility management per la valutazione del rischio.

La metodologia FMEA fornisce alle aziende la possibilità di individuare potenziali guasti prima ancora che si verifichino, valutare le probabilità che questi aventi accadano e, nel caso, individuare le azioni che è necessario intraprendere per ridurne i rischi e gli effetti.

📌 L’origine storica della FMEA

In passato l’FMEA era utilizzata principalmente nel settore automotive e in quello aeronautico come strumento per la valutazione e la gestione dei rischi di guasto.

Le sue origini risalgono al 1949, con l’introduzione dello standard militare statunitense MIL-P-1629, sviluppato per classificare i guasti nelle operazioni militari in base al loro impatto sulla missione e sulla sicurezza del personale.

Negli anni ’60 venne adottata dalla NASA per il programma Apollo. Successivamente si è presto estesa ovunque ci fosse un processo produttivo o fosse necessario valutare i rischi derivanti da un errore o da un malfunzionamento, fino alla sanità, dove oggi è spesso utilizzata per valutare gli effetti e i rischi sui pazienti.

Nel 1994 Chrysler, Ford e General Motors formalizzarono una procedura comune per l’implementazione della FMEA nell’automotive, confluita negli standard SAE J1739 e successivamente nel manuale AIAG-VDA FMEA.

A cosa serve l’FMEA?

I principali motivi per cui è importante effettuare una valutazione FMEA sono:

  • Ricerca di difetti e potenziali problemi prima che si manifestino
  • Valutare i possibili effetti generati dalle criticità e i rischi che essi comportano
  • Individuare le possibili cause di guasto
  • Stabilire le priorità di intervento in modo oggettivo, sulla base dell’RPN calcolato
  • Costruire piani di manutenzione preventiva più accurati ed efficaci

Al giorno d’oggi, FMEA e FMECA sono applicate nei più disparati settori: ciò perché questi modelli si sono confermati nel tempo come molto validi ed sono anche raccomandati dalle norme UNI e ISO per la valutazione dei rischi, oltre che dalla metodologia Six Sigma. I vantaggi di un’analisi FMEA per la manutenzione sono enormi sia in ambito produttivo che nel facility management.

Quando usare l’FMEA?

La FMEA offre i migliori risultati quando viene applicata prima ancora che i problemi si manifestino. I momenti in cui è più utile applicarla sono:

  • Durante la progettazione di un nuovo prodotto o processo, per individuare debolezze prima della messa in produzione
  • Quando si modifica un processo esistente, anche parzialmente, per valutare i nuovi rischi introdotti
  • Periodicamente, come revisione ordinaria dei piani di manutenzione e dei piani di controllo qualità
  • Dopo un guasto o un evento critico, in complemento alla Root Cause Analysis, per aggiornare la mappa dei rischi
  • Prima di audit di certificazione (ISO 9001, IATF 16949, ISO 14971 in ambito medicale)
  • Quando si vogliono stabilire le priorità degli interventi di manutenzione preventiva con risorse limitate
  • Quando si sviluppano piani di controllo per un processo nuovo o modificato
FMEA - Infografica

💡 La FMEA non è un documento statico! È uno strumento vivo che va aggiornato nel tempo: ogni volta che cambia il processo, si introduce un nuovo asset, o si verificano guasti non previsti in analisi, la FMEA va revisionata. Le aziende più strutturate la integrano direttamente nel loro CMMS, collegando ogni modalità di guasto allo storico degli ordini di lavoro.

Come funziona il metodo FMEA?

Il metodo FMEA è considerato un approccio dal basso verso l’alto (bottom-up). L’analisi inizia con il mettere insieme i dati disponibili. Ogni componente del sistema viene esaminato attentamente per trovare tutte le probabili cause di guasto. Per ogni causa di guasto individuata, vengono poi evidenziati i rispettivi effetti che questi guasti avrebbero sul processo.

Questo metodo di analisi consente alle aziende di disporre di una mappa delle varie modalità di guasto che potrebbero occorrere, evidenziando gli effetti che questi possono generare e infine organizzandoli in base all’impatto che avrebbero sull’azienda o sul processo all’interno di una tabella, solitamente un foglio Excel o, meglio ancora, un modulo dedicato all’interno del CMMS.

Lo sviluppo di un processo FMEA è molto importante in ambito manutenzione, perché offre ai responsabili uno strumento di analisi per le cause di guasto e dei rischi che ne conseguono, aiutandoli dunque a stabilire le priorità e pianificare gli interventi di manutenzione preventiva in modo migliore.

Questa distinzione è fondamentale rispetto alla Fault Tree Analysis (FTA), che segue il percorso opposto: parte da un evento indesiderato già identificato e risale verso le cause. La FMEA è quindi più adatta alla prevenzione sistematica; la FTA all’analisi approfondita di un evento specifico.

TIPOLOGIE

Tipologie di analisi FMEA

L’FMEA può essere ripartita in diverse tipologie a seconda del campo applicativo e della tipologia di indagine che si vuole portare avanti. Le due categorie principali sono FMEA di progetto (DFMEA) e FMEA di processo (PFMEA). Ognuna si concentra su momenti specifici del ciclo di vita di un prodotto o processo.

FMEA di progetto (DFMEA — Design FMEA)

Questa particolare analisi FMEA si concentra sugli aspetti di progettazione di un dispositivo, di un prodotto o di un servizio. In particolare, viene svolta a monte del processo, per testare nuove idee di prodotto prima che siano immesse sul mercato o comunque in scenari di vita reale.

L’obiettivo della DFMEA è quello di identificare guasti/problemi che potrebbero derivare da scelte progettuali errate o da specifiche tecniche insufficienti.

FMEA di processo (PFMEA — Process FMEA)

L’analisi FMEA di processo (PFMEA) differisce da quella di design nella misura in cui esamina processi e procedure che un’azienda sta già seguendo. Non si tratta quindi di una fase di prototipazione o di progettazione, ma di affrontare potenziali criticità che possono avere effetti sulle normali operazioni.

Alcuni esempi di attuazione dell’FMEA di processo riguardano gli errori umani o i rischi per l’ambiente e la sicurezza.

Un’altra differenza molto importante da sottolineare tra DFMEA e FMEA di processo è il ruolo dei dati storici nell’analisi: mentre per il primo in genere non si dispone di molti dati, quando si parla di FMEA di processo è molto utile fare riferimento ai dati storici in nostro possesso, a partire da quelli contenuti nel CMMS, per migliorare l’efficacia dell’analisi.

FMEA e FMECA: quali sono le differenze?

Spesso si crea confusione tra le sigle FMEA e FMECA. Come lo abbiamo definito, l’FMEA è un approccio metodologico che identifica tutte le possibili modalità di guasto e ne analizza gli effetti che essi possono avere sul sistema nel suo complesso.

In questo senso, la FMECA compie un ulteriore passo avanti nell’analisi, valutando non solo gli effetti e i rischi, ma associando anche a ogni possibile modalità di guasto una priorità in base al fattore di rischio. Sebbene dunque FMEA e FMECA siano strumenti molto simili e strettamente correlati, ci sono alcune differenze sostanziali.

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Confronto tra FMEA (Failure Mode and Effects Analysis) e FMECA (Failure Mode, Effects and Criticality Analysis): differenze di approccio, complessità, strumenti di priorità e settori di utilizzo
CaratteristicaFMEAFMECA
SiglaFailure Mode and Effects AnalysisFailure Mode, Effects and Criticality Analysis
ApproccioQualitativoQuantitativo
Valutazione del rischioDescrittiva — identifica cause ed effetti dei guastiNumerica — calcola l'Indice di Criticità (C) in termini probabilistici
Strumento di prioritàRPN = Gravità × Occorrenza × RilevabilitàRPN + Indice di Criticità (tasso di guasto λ × tempo di missione t)
Dati necessariEsperienza del team e dati storici di guasto (MTBF, storico OdL)Dati precisi di affidabilità e tassi di guasto probabilistici
ComplessitàMedia — accessibile a team multidisciplinariAlta — richiede competenze specifiche di affidabilità
Utilizzo tipicoIndustria manifatturiera, manutenzione, qualità, healthcareAerospaziale, difesa, nucleare, infrastrutture critiche
Standard di riferimentoUNI EN 60812, SAE J1739, AIAG-VDA, ISO 9001MIL-STD-1629A, UNI EN 60812 (sezione criticità)
Quando sceglierlaQuando si vuole un'analisi sistematica e praticabile con le risorse disponibiliQuando è richiesta una quantificazione probabilistica del rischio per normativa

Mentre FMEA può essere descritta come uno strumento qualitativo, l’FMECA è uno strumento quantitativo che, oltre a descrivere le modalità di guasto e i loro effetti, si propone di classificare questi effetti in base alla loro gravità, determinando quali sono gli elementi di rischio più elevato e descrivendo le azioni correttive da intraprendere. Per fare ciò, l’FMECA si avvale del numero di priorità di rischio (RPN, dall’inglese Risk Priority Number), che permette di classificare la criticità di ogni asset.

È facile immaginare come questo ulteriore sviluppo dell’FMECA rispetto all’FMEA assuma un’importanza maggiore per chiunque si occupi di maintenance management, permettendogli di stabilire priorità sulla base dei fattori di rischio, razionalizzare le attività e sviluppare piani di manutenzione migliori. Per la maggior parte delle applicazioni industriali e di manutenzione, tuttavia, la FMEA standard con calcolo RPN è più che sufficiente.

FTA e FMEA: qual è la differenza?

FTA e FMEA sono due tipi di analisi diverse che rispondono a domande differenti. La prima tratta l’analisi delle condizioni che portano al verificarsi di un guasto partendo dall’evento (cause di guasto); la seconda è invece l’analisi delle modalità di guasto e degli effetti che essi generano, e serve a valutare il rischio e prioritizzare determinate azioni preventive o correttive.

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Confronto tra FMEA (Failure Mode and Effects Analysis) e FTA (Fault Tree Analysis): direzione dell'analisi, punto di partenza, modello logico, ampiezza e casi d'uso principali
CriterioFMEAFTA (Fault Tree Analysis)
Direzione dell'analisiBottom-up (componente → sistema)Top-down (evento → cause)
Punto di partenzaModalità di guasto del componenteEvento indesiderato identificato
Modello logicoCausa → EffettoEffetto → Causa
AmpiezzaGlobale — tutti i componenti del sistemaFocalizzata su un evento specifico
Migliore perPrevenzione sistematica dei guastiAnalisi post-evento, indagini su guasti critici

L’FMEA è una tecnica dal basso verso l’alto che esamina le modalità di guasto dei componenti di un prodotto, di un processo, di un sistema, tracciando tutti gli effetti che ciascuno di questi guasti può generare: un modello basato su un rapporto di causa-effetto.

L’FTA riguarda invece l’identificazione e l’analisi delle condizioni che portano al verificarsi di un evento: al contrario dell’FMEA, l’FTA è una tecnica dall’alto verso il basso che parte da un evento che si è verificato, tornando indietro a identificarne la causa radice.

Un’ulteriore differenza di non poco conto consiste nel fatto che mentre l’FTA prende in considerazione un asset specifico come un impianto, l’FMEA si contraddistingue per effettuare un’analisi globale. Le due metodologie non sono alternative ma complementari: FMEA per la prevenzione sistematica su tutti i componenti, FTA per l’analisi approfondita di un evento specifico già identificato come critico.

COME FUNZIONA

Come applicare una FMEA in 7 step

Prima di entrare nel dettaglio dei passaggi, vale la pena ricordare brevemente cosa si ottiene da un’analisi FMEA ben condotta: sicurezza migliorata per persone e impianti, affidabilità degli asset più alta, costi di manutenzione correttiva ridotti, priorità di intervento basate sul rischio reale anziché sull’urgenza del momento, e una memoria tecnica organizzativa che sopravvive al turnover del personale. Risultati concreti che dipendono però dalla qualità del processo di analisi. Ecco perché seguire una metodologia strutturata fa la differenza.

In genere è sufficiente un foglio Excel per svolgere un’analisi FMEA di base — trovi il nostro template gratuito nella sezione strumenti. Se disponi di un CMMS o di un EAM, tanto meglio: molti software di gestione manutenzione contengono un modulo dedicato all’analisi delle cause di guasto, utile sia in fase di brainstorming che per mantenere l’analisi aggiornata nel tempo.

1.

Identificare il componente, l’impianto o il processo da analizzare

Definisci chiaramente il perimetro dell’analisi. Raccogli tutta la documentazione disponibile: disegni tecnici, schemi di processo, storico guasti, procedure operative. Un’anagrafica tecnica completa e accurata accelera enormemente il lavoro. Se analizzi un impianto fisico, un esploso della macchina è uno strumento prezioso per non dimenticare nessun componente.

2.

Scomporre l’impianto in componenti o il processo in fasi e sottofasi

Suddividi l’oggetto dell’analisi in parti elementari. Per un prodotto fisico è la lista componenti; per un processo è la sequenza di fasi e sotto-fasi. Può essere utile aiutarsi con un diagramma di flusso, QFD (Quality Function Deployment), alberi di guasto o VRP (Variety Reduction Program).

3.

Identificare le potenziali modalità di guasto

Per ogni componente o fase, elenca tutti i modi in cui potrebbe “fallire”. Le modalità di guasto descrivono tutti i modi in cui un oggetto può rompersi: malfunzionamento completo, riduzione delle prestazioni, guasto parziale, guasto intermittente, guasto non pregiudicante le funzioni. Per un impianto fisico come una pompa centrifuga, le modalità includono: cavitazione, usura delle tenute, corrosione, guasto del motore.

4.

Identificare le possibili cause di guasto

Per ogni modalità di guasto individuata, analizza le cause che la generano. È buona norma suddividerle in macro-categorie: Progettazione/costruzione (errori di progetto, fabbricazione, installazione); Ambiente esterno (fuoco, umidità, temperatura, contaminazione); Operazioni/errore umano (procedure errate, manutenzione inadeguata, mancanza di formazione); Componente interno (usura normale, guasto precoce); Sistemi di supporto e connessioni.

5.

Per ciascuna modalità di guasto, identificarne gli effetti

Valuta tutti i possibili effetti che ciascun guasto comporta sul processo: fermo macchina, perdita di automazione, produzione di materiale non conforme, consumo eccessivo di energia, rischi per la sicurezza, impatto ambientale. Analizza gli effetti a tre livelli: locale (sul componente), di sotto-sistema, e sull’intero sistema produttivo.

6.

Calcolare l’RPN e assegnare le priorità in base alla valutazione del rischio

Stabilisci i criteri per la valutazione del rischio di ciascuna modalità di guasto. Questa valutazione deve includere la probabilità di occorrenza (O), la rilevabilità (R) e la gravità (G) del guasto. Moltiplica i tre fattori per ottenere l’RPN: le modalità con RPN più alto richiedono intervento prioritario. Vedi la sezione dedicata per i criteri dettagliati di valutazione.

7.

Eseguire le azioni per eliminare o ridurre i rischi e misurarne il risultato

Per le modalità di guasto con RPN elevato, definisci azioni correttive o preventive specifiche: assegna un responsabile e una scadenza. Dopo l’implementazione, ricalcola l’RPN per verificare l’efficacia delle azioni intraprese. La FMEA è un documento vivo: va aggiornato nel tempo ogni volta che cambiano processi, asset o si verificano nuovi guasti.

fmea fmeca

Le 5 fasi applicative dell’FMEA

Oltre alla guida per step operativi, la struttura metodologica dell’FMEA si articola in 5 fasi distinte che corrispondono a momenti diversi dell’analisi:

FASE 1

Fase preliminare
Analisi as-is del prodotto o del processo. Raccolta dati, definizione del perimetro, costituzione del gruppo di lavoro, identificazione degli obiettivi.

FASE 2

Fase qualitativa
Analisi delle modalità e delle cause di guasto. Scomposizione del sistema, identificazione dei failure mode, degli effetti e dei controlli correnti.

FASE 3

Fase quantitativa
Definizione degli indici di rischio. Valutazione di G, O e R per ogni modalità di guasto. Calcolo dell’RPN e costruzione della scala di priorità.

FASE 4

Fase correttiva
Definizione delle azioni raccomandate per ridurre il rischio. Responsabilità, tempistiche di attuazione e stima dell’impatto sugli indici di rischio.

FASE 5

Fase di misurazione
Valutazione delle azioni intraprese e aggiornamento dell’FMEA. Ricalcolo dell’RPN post-intervento per verificare l’efficacia delle azioni correttive. Definizione dei passi successivi.

Come calcolare l’RPN: Gravità, Occorrenza e Rilevabilità

L’RPN (Risk Priority Number), in italiano IPR (Indice di Priorità di Rischio) o anche Indice di Criticità (C), è il prodotto finale che consente di classificare la criticità di ogni asset. Compilando la nostra tabella FMEA, avremo come risultato una matrice che permette a colpo d’occhio di classificare i vari guasti in base alla loro criticità e dunque al rischio che comportano sul processo.

L’RPN è composto da tre fattori, che sono:

  • Occorrenza (Occurrence – intesa come probabilità di guasto)
  • Rilevabilità (Detection – intesa come capacità di rilevare il guasto)
  • Gravità (Severity – intesa come la gravità degli effetti generati dal guasto)
RPN FMEA

Immagine sopra: un esempio di materice RPN

RPN = G (Gravità) × O (Occorrenza) × R (Rilevabilità)

Scala da 1 a 10 per ciascun fattore · RPN massimo teorico: 1.000 · In italiano: IPR = G × O × R

Probabilità di guasto — Occurrence (O)

La probabilità di guasto indica con quale probabilità un’apparecchiatura, un componente o un sistema si guasti. Il nostro scopo è attribuire un numero indice a questa probabilità per ogni modalità di guasto individuata. Un punteggio più alto significherà che la probabilità di guasto è molto alta e che l’evento si verificherà quasi certamente. Al contrario, un valore basso indica che il tipo di guasto è molto raro.

Quando valutiamo le probabilità che si verifichi un guasto, dobbiamo tenere conto di diversi fattori, come la vetustà del bene o eventuali fluttuazioni stagionali dei guasti. Il contributo maggiore lo danno i dati storici in nostro possesso. Se possiedi un CMMS, sarà una fonte inesauribile di dati per rendere più accurate le valutazioni. Le due metriche principali per stabilire la probabilità di guasto sono il Failure Rate (rapporto tra guasti verificati e cicli produttivi totali) e il MTBF (tempo medio tra i guasti).

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Scala di valutazione dell'Occorrenza (O) nell'analisi FMEA: descrizione e criteri orientativi per ciascun valore da 1 (remota) a 10 (certa)
ValoreDescrizioneCriteri orientativi
1RemotaEvento quasi impossibile. Probabilità < 1 su 1.000.000. Nessun guasto noto in condizioni simili.
2Molto bassa1 su 150.000. Guasto estremamente raro, verificatosi solo in casi isolati.
3Bassa1 su 15.000. Guasto raro, documentato ma raramente osservato in produzione.
4Bassa-media1 su 2.000. Si verifica occasionalmente. MTBF molto superiore al ciclo di vita.
5Media1 su 400. Si verifica alcune volte all'anno. MTBF superiore alla durata media del componente.
6Media-alta1 su 80. Guasto ricorrente, ben noto al team di manutenzione.
7Alta1 su 20. Guasto frequente, spesso registrato negli ordini di lavoro.
8Molto alta1 su 8. Il guasto si manifesta regolarmente durante il ciclo operativo.
9Quasi certa1 su 3. Il guasto è quasi inevitabile senza manutenzione attiva.
10CertaIl guasto si verificherà sicuramente senza intervento correttivo immediato.

Rilevabilità del guasto — Detection (R)

Il secondo valore è l’indice di rilevabilità di un guasto: indica la nostra capacità di diagnosticare il verificarsi di uno degli effetti generati da un guasto. Attenzione, perché la scala è inversa rispetto alle altre. Più è alto il valore, più è probabile che l’evento non venga intercettato. Quindi a eventi di guasto facilmente intercettabili viene assegnato un punteggio basso.

Per abbassare l’indice di rilevabilità (e quindi migliorare la nostra capacità di rilevazione), le aziende possono avvalersi di strumenti come sensori di controllo applicati agli asset, letture di contatori, telecamere, allarmi, ispezioni regolari programmate nel CMMS. Ad esempio, installare sensori vibrazionali su una pompa abbassa l’indice di rilevabilità da 8 a 3, modificando significativamente l’RPN finale.

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Scala di valutazione della Rilevabilità (R) nell'analisi FMEA: descrizione e criteri orientativi per ciascun valore da 1 (certa) a 10 (impossibile). Nota: la scala è inversa — valori bassi indicano alta capacità di rilevamento.
ValoreDescrizioneCriteri orientativi
1CertaI controlli rilevano certamente il guasto prima che produca effetti. Sistemi automatici ridondanti.
2Quasi certaProbabilità di rilevamento > 99%. Sensori dedicati con allarme attivo.
3AltaProbabilità di rilevamento > 95%. Ispezioni frequenti con strumenti di misura.
4Medio-altaBuona probabilità di rilevamento. Ispezioni periodiche programmate con checklist.
5ModerataI controlli rilevano il guasto nel 50% dei casi. Ispezione visiva sistematica.
6BassaRilevamento occasionale. I controlli esistenti non sono specifici per questo guasto.
7Molto bassaI controlli raramente intercettano il guasto. Solo ispezione visiva non sistematica.
8ScarsaNessun controllo dedicato. Il guasto viene rilevato solo quando si manifesta.
9Quasi nullaNessun controllo affidabile disponibile. Il guasto è quasi sempre non rilevato in anticipo.
10ImpossibileNessun metodo di controllo disponibile. Il guasto non è rilevabile prima dei suoi effetti.

Gravità del guasto — Severity (G)

L’ultimo fattore è la Severity, ovvero la gravità degli effetti generati dal guasto. Rispetto all’analisi dell’occorrenza, per la quale possiamo avvalerci di dati storici, la valutazione della gravità ha una natura più soggettiva; per questo si tende a stabilire un criterio condiviso a livello aziendale prima di iniziare l’analisi.

Potremmo basare la valutazione sulle implicazioni monetarie di un fermo macchina, o sulla riduzione in termini di produzione. Esistono però criteri universali: il rischio per la sicurezza delle persone o per l’impatto ambientale viene sempre trattato con G pari a 9 o 10, indipendentemente dagli altri fattori.

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Scala di valutazione della Gravità (G) nell'analisi FMEA: descrizione e criteri orientativi per ciascun valore da 1 (nessun effetto) a 10 (effetto catastrofico)
ValoreDescrizioneCriteri orientativi
1Nessun effettoNessun impatto percepibile sul processo, sul prodotto o sul cliente.
2Effetto minimoImpatto trascurabile. Nessuna interruzione operativa. Cliente non se ne accorge.
3Effetto lieveLieve fastidio operativo. Il processo funziona con piccola deviazione non critica.
4Effetto bassoPiccolo impatto su performance o qualità. Intervento non urgente.
5Effetto moderatoRiduzione della performance. Produzione rallentata. Cliente insoddisfatto.
6Effetto significativoParte del processo compromessa. Deviazione rilevante dalla specifica.
7Effetto altoProcesso gravemente compromesso. Perdita di produzione significativa.
8Effetto criticoFermo parziale del processo. Possibile rischio per la sicurezza — impatto minore.
9Effetto molto criticoFermo totale del processo. Rischio per la sicurezza delle persone. Possibile violazione normativa.
10Effetto catastroficoPericolo grave per l'incolumità delle persone. Violazione normativa grave. Impatto ambientale severo.

I risultati del calcolo dell’Risk Priority Number

Una volta che avrai moltiplicato tra loro i 3 fattori (Probabilità, Rilevabilità e Gravità), avrai trovato il livello di criticità del guasto. Nella tabella qui sotto, sono classificiti i livelli di criticit in base ad un range standard.

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Classificazione dell'RPN (Risk Priority Number) nell'analisi FMEA: livelli di criticità e azioni raccomandate per ciascuna fascia di valore — basso (1–99), medio (100–199), alto (200–399), critico (≥400)
RPNLivello di criticitàAzione raccomandata
1 – 99BassoMonitorare e documentare. Nessuna azione urgente, ma tenere sotto osservazione.
100 – 199MedioPianificare azione correttiva nel medio termine. Aumentare frequenza di ispezione.
200 – 399AltoIntervento correttivo prioritario. Aggiornare i piani di manutenzione preventiva.
≥ 400CriticoAzione immediata obbligatoria. Rivalutare il progetto o il processo. Stop se necessario.

⚠️ Attenzione però ai limiti dell’RPN. L’RPN è un indicatore utile ma non infallibile. Un guasto con G=10 (effetti catastrofici) ma O=1 e R=1 genera un RPN=10 apparentemente basso, eppure l’effetto potenziale è gravissimo.

Per questo molte organizzazioni definiscono una soglia di gravità assoluta: qualsiasi guasto con G≥9 richiede un’azione correttiva indipendentemente dall’RPN calcolato. Il nuovo approccio AIAG-VDA FMEA (2019) introduce per questo motivo il concetto di Action Priority (AP) che supera i limiti del solo RPN.

Esempio di calcolo RPN

Per rendere concreto il calcolo, vediamo tre esempi tratti dall’analisi di una pompa centrifuga, con valori G, O e R già assegnati:

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Esempio di analisi FMEA applicata a una pompa centrifuga: calcolo RPN per tre modalità di guasto con valori di Gravità (G), Occorrenza (O) e Rilevabilità (R)
Modalità di guastoGORRPNInterpretazione
Cavitazione per pressione insufficiente765210RPN alto — aumentare frequenza ispezione e installare manometro di controllo
Usura tenuta meccanica674168RPN medio — pianificare sostituzione preventiva a intervalli definiti
Guasto cuscinetti per mancata lubrificazione857280RPN alto — installare sensore vibrazionale; abbassa R da 7 a 3 → RPN scende a 120

L’ultimo esempio è particolarmente istruttivo: il guasto ai cuscinetti ha un RPN di 280 (alto) principalmente a causa di una rilevabilità scarsa (R=7). Installando un sensore vibrazionale che intercetta il degrado dei cuscinetti settimane prima del cedimento, la R scende a 3, portando l’RPN a 8×5×3=120 (medio). L’azione correttiva non ha cambiato né la probabilità di guasto né la sua gravità, ma ha drasticamente migliorato la capacità di rilevazione, abbassando il profilo di rischio complessivo.

Esempi pratici di analisi FMEA

Il modo migliore per capire come impostare un’analisi FMEA è partire da un esempio concreto. Utilizziamo una pompa centrifuga inserita in un impianto di processo industriale, un asset molto comune negli stabilimenti manifatturieri e di processo.

Prima di compilare la tabella, il team ha raccolto: la documentazione tecnica della pompa, lo storico dei guasti degli ultimi 3 anni dal CMMS (ordini di lavoro, MTBF per componente), le procedure di ispezione in uso e un elenco dei controlli già attivi (sensori, ispezioni programmate). Questo ha permesso di valorizzare O e R con dati reali anziché stime.

Tabella FMEA — Pompa centrifuga P-101

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Esempio di analisi FMEA completa applicata a una pompa centrifuga P-101: sei modalità di guasto con cause, effetti, controlli attuali, valori G/O/R, calcolo RPN e azioni raccomandate
#Modalità di guastoCausa principaleEffetto sul processoControlli attualiGORRPNAzione raccomandata
01CavitazionePressione di aspirazione insufficiente; fluido a temperatura elevataPerdita di portata, rumorosità, danneggiamento giranteIspezione visiva mensile; misura pressione aspirazione765210Installare manometro con allarme su aspirazione; verificare temperatura fluido
02Usura tenuta meccanicaUsura normale per abrasivi nel fluido; disallineamento alberoPerdita di fluido, contaminazione ambiente, fermo non pianificatoIspezione visiva settimanale perdite674168Sostituzione preventiva tenuta ogni 4.000 h; verifica allineamento semestrale
03Guasto cuscinettiMancata o insufficiente lubrificazione; sovraccarico meccanicoSurriscaldamento, rumorosità intensa, blocco pompa, fermo lineaNessun sensore dedicato; controllo temperatura manuale mensile857280Priorità 1: installare sensore vibrazionale (R scende a 3 → RPN 120); piano lubrificazione ogni 1.000 h
04Corrosione corpo pompaFluido con pH aggressivo; mancanza rivestimento protettivoRiduzione spessore parete, rischio perdite, contaminazione prodottoIspezione spessimetrica annuale735105Portare ispezione spessimetrica a cadenza semestrale; valutare rivestimento epossidico
05Guasto motore elettricoSovraccarico termico; umidità negli avvolgimenti; variazioni di tensioneFermo completo pompa e linea; ritardo produzioneProtezione termica installata; revisione annuale motore83372Monitorare assorbimento corrente; verificare tenuta IP protezione umidità
06Ostruzione giranteCorpi estranei nel fluido; assenza filtro a monteRiduzione portata fino al blocco; sovraccarico motoreControllo portata su quadro; nessun filtro installato646144Installare filtro a cestello a monte della pompa; ispezione filtro mensile

📌 Come leggere i risultatiOrdinando per RPN decrescente, le priorità di intervento sono: (1) Guasto cuscinetti — RPN 280, azione immediata; (2) Cavitazione — RPN 210, alta priorità; (3) Usura tenuta — RPN 168; (4) Ostruzione girante — RPN 144; (5) Corrosione corpo — RPN 105; (6) Guasto motore — RPN 72. Nota: il guasto motore ha RPN basso nonostante G=8, grazie a O e R contenuti — i controlli esistenti (protezione termica, revisione annuale) funzionano bene.

Consigli per compilare il modello FMEA in Excel

Strutturare un’analisi FMEA in Excel è relativamente semplice. È buona norma seguire alcune linee guida nell’intestazione del modello:

  • Intestazione: Prodotto/Asset (nome o ID), Team (chi ha partecipato), Numero FMEA (controllo documento), Data, Data di revisione, Responsabile analisi
  • Colonne: Processo, Funzione, Requisiti, Modalità di guasto, Causa, Effetti, Gravità (G), Occorrenza (O), Rilevabilità (R), Controlli attuali, RPN, Azione raccomandata, Responsabile, Data obiettivo
  • Ordina sempre per RPN decrescente prima di presentare i risultati al team — rende immediatamente visibili le priorità di intervento
  • Aggiorna l’RPN dopo ogni azione: ricalcola i valori G, O, R e il nuovo RPN una volta implementata l’azione correttiva, per misurarne l’efficacia

STRUMENTI

Template Excel FMEA gratuito e tool interattivo

Per iniziare subito la tua analisi FMEA abbiamo preparato due risorse gratuite complementari: un template Excel completo da scaricare e un tool online per chi preferisce lavorare direttamente nel browser e ottenere un report PDF.

Scarica il template FMEA Excel in italiano.
Template con formula RPN automatica, scala di riferimento G/O/R, legenda criticità e layout professionale.

fmea template excel

Il template include due fogli: il foglio principale con la tabella FMEA completa (Processo, Funzione, Modalità di guasto, Causa, Effetti, Controlli attuali, G, O, R, RPN calcolato automaticamente, Azione raccomandata, Responsabile) e un foglio di riferimento con le scale complete per G, O e R con criteri di valutazione dettagliati per ciascun livello.

In alternativa all’Excel, puoi provare il nostro tool gratuito per l’analisi FMEA online. 

Tool gratuito · Nessuna registrazione
FMEA Tool online: compila, calcola e scarica il report PDF

Inserisci i tuoi asset e le modalità di guasto direttamente nel browser. Il tool calcola l'RPN in tempo reale, mostra la matrice di criticità e genera un PDF professionale pronto da allegare ai tuoi report.

Apri il tool FMEA →

Se utilizzi già mainsim come CMMS, ricorda che il software include un modulo di analisi delle cause di guasto che ti permette di collegare ogni modalità di guasto direttamente agli ordini di lavoro e ai piani di manutenzione, senza fogli sparsi e con i dati sempre aggiornati.

APPROFONDIMENTI

Vantaggi della FMEA per la manutenzione

Tra i principali vantaggi della compilazione di un modello FMEA o FMECA sono contemplati:

  • Individuazione preventiva delle potenziali modalità di guasto, prima che impattino sulla produzione o sulla sicurezza
  • Determinazione delle cause di guasto ordinate dalle più frequenti alle meno frequenti
  • Valutazione degli effetti che ciascuna tipologia di guasto implica sul sistema
  • Quantificazione degli indici di rischio in modo da poter stabilire un sistema di priorità oggettivo per gli interventi da effettuare
  • Eliminazione o riduzione delle cause radice di guasto in modo complementare alla Root Cause Analysis (RCA)
  • Identificare quali sono gli interventi di manutenzione correttiva e preventiva più urgenti
  • Costruire piani di manutenzione più efficaci basati sul rischio reale, non sull’urgenza del momento
  • Mappare le criticità in modo ordinato e facilmente consultabile
  • Costruire una memoria tecnica organizzativa che sopravvive al turnover del personale

Nei settori di facility management e global service, la FMEA è particolarmente utile per valutare il rischio su asset critici come impianti HVAC, sistemi antincendio, ascensori e impianti elettrici, dove un guasto non rilevato può avere implicazioni di sicurezza dirette su persone e edifici. Per il settore healthcare, è lo standard de facto per la valutazione dei rischi sui dispositivi medici (ISO 14971) e sulle procedure cliniche.

Normative e standard internazionali di riferimento

La FMEA non è solo uno strumento pratico di analisi, ma è anche richiesta o raccomandata da numerosi standard internazionali. Conoscere il quadro normativo è importante, specialmente per le aziende che operano in settori regolamentati o che devono mantenere certificazioni di qualità.

  • MIL-STD-1629A
  • SAE J1739
  • AIAG-VDA FMEA
  • UNI EN 60812
  • ISO 14971 — medicale
  • IATF 16949 — automotive
  • ISO 9001:2015
  • Six Sigma — DMAIC

Lo standard più rilevante per l’industria italiana e europea è la UNI EN 60812 (“Tecniche di analisi di affidabilità dei sistemi — Procedura di analisi dei modi di guasto e degli effetti”), che definisce le linee guida per la conduzione di analisi FMEA e FMECA in contesti industriali.

Per il settore automotive, il manuale AIAG-VDA FMEA (prima edizione 2019) rappresenta lo standard di riferimento aggiornato, con l’introduzione del nuovo approccio basato su Action Priority (AP) in sostituzione del solo RPN, un’evoluzione che supera alcune delle limitazioni intrinseche dell’indice.

Nel settore medicale, la ISO 14971 richiede esplicitamente l’applicazione di metodi di analisi del rischio, di cui la FMEA è la metodologia principale, per tutti i dispositivi medici. In ambito aerospaziale e difesa, il riferimento è il MIL-STD-1629A. Per le certificazioni di qualità generale, l’ISO 9001:2015 non cita esplicitamente la FMEA ma la include tra gli strumenti raccomandati per l’analisi dei rischi nel contesto del processo produttivo.

FAQ

Domande frequenti sulla FMEA

Risposte rapide alle principali domande sulla Failure Mode and Effects Analysis.

Cos'è l'FMEA in breve?

La FMEA (Failure Mode and Effects Analysis) è una metodologia di analisi del rischio che identifica i potenziali guasti di un prodotto, processo o sistema, ne valuta gli effetti e stabilisce le priorità di intervento tramite il calcolo dell'RPN (Gravità × Occorrenza × Rilevabilità). In italiano è nota come "Analisi delle modalità di guasto e degli effetti". Nata in ambito militare nel 1949 con lo standard MIL-P-1629, è oggi applicata in tutti i settori industriali, dall'automotive alla sanità.

Come si calcola l'RPN nell'analisi FMEA?

L'RPN (Risk Priority Number), detto anche IPR (Indice di Priorità di Rischio) in italiano, si calcola moltiplicando tre indici su scala da 1 a 10: G (Gravità) dell'effetto × O (Occorrenza) ovvero la probabilità che il guasto si verifichi × R (Rilevabilità) ovvero la difficoltà di rilevare il guasto prima che produca effetti. Formula: RPN = G × O × R. Il valore massimo teorico è 1.000. Un RPN ≥ 400 è critico e richiede azione immediata; tra 200 e 399 è alto; tra 100 e 199 è medio; sotto 100 è basso.

Qual è la differenza tra FMEA e FMECA

La FMEA è un'analisi qualitativa che identifica modalità di guasto e ne valuta gli effetti tramite RPN. La FMECA (Failure Mode, Effects and Criticality Analysis) aggiunge un'analisi quantitativa della criticità, calcolando un Indice di Criticità basato sul tasso di guasto probabilistico. La FMECA è più complessa e richiede dati di affidabilità precisi; viene usata principalmente in ambiti aerospaziale, difesa e nucleare. Per la maggior parte delle applicazioni industriali e di manutenzione, la FMEA standard con RPN è sufficiente.

Qual è la differenza tra FMEA di progetto (DFMEA) e FMEA di processo (PFMEA)?

La DFMEA (Design FMEA) analizza le potenziali debolezze di progettazione di un prodotto o sistema, ed è svolta nella fase di sviluppo, prima della produzione. Non disponendo di dati storici, si basa sull'esperienza del team e su prodotti analoghi. La PFMEA (Process FMEA) analizza invece un processo già operativo, individuando dove possono verificarsi errori o guasti nel processo produttivo. Può sfruttare i dati storici disponibili per valutare l'occorrenza con maggiore precisione. Le due analisi sono complementari: DFMEA in fase di progettazione, PFMEA durante la produzione.

Come si usa l'FMEA nella gestione della manutenzione?

In manutenzione, la FMEA viene usata per analizzare sistematicamente gli asset fisici (impianti, macchinari, componenti), identificare le modalità di guasto più probabili e critiche, e costruire piani di manutenzione preventiva basati sul rischio reale. Il risultato è una prioritizzazione degli interventi per RPN: gli asset con RPN più alto ricevono attenzione prima. Integrata con un CMMS, la FMEA diventa uno strumento dinamico: lo storico degli ordini di lavoro aggiorna continuamente la valutazione dell'occorrenza, e ogni guasto registrato migliora l'accuratezza dell'analisi nel tempo.

Qual è la differenza tra FMEA e FTA (Fault Tree Analysis)?

La FMEA è un'analisi bottom-up (dal componente verso il sistema) che mappa tutte le possibili modalità di guasto e i loro effetti: è un modello causa→effetto. La FTA (Fault Tree Analysis) è un'analisi top-down (dall'evento verso le cause) che parte da un evento indesiderato specifico e risale alle cause radice: è un modello effetto→causa. La FMEA è più adatta alla prevenzione sistematica su tutti i componenti; la FTA all'analisi approfondita di un evento critico già identificato. Spesso vengono usate in modo complementare: FMEA per la prevenzione generale, FTA per investigare guasti specifici ad alto impatto.

Quanto tempo richiede una'analisi FMEA?

Dipende dalla complessità del sistema analizzato. Per un singolo asset (es. una pompa centrifuga) con 10–15 modalità di guasto, un team esperto può completare la FMEA in 2–4 ore di lavoro. Per un intero processo produttivo con decine di componenti e sottosistemi, l'analisi può richiedere diversi giorni. L'utilizzo di un template strutturato (Excel o CMMS) e di dati storici di guasto riduce significativamente i tempi. Il fattore più critico non è la compilazione della tabella, ma la qualità del brainstorming iniziale: coinvolgere sia il responsabile manutenzione che i responsabili di produzione permette di ottenere un'analisi molto più completa.

La FMEA è obbligatoria per le legge o per le certificazioni?

La FMEA è obbligatoria o fortemente raccomandata in diversi contesti. Nel settore automotive è richiesta dallo standard IATF 16949 e dal processo PPAP. Nel settore medicale la ISO 14971 richiede un'analisi dei rischi di cui la FMEA/FMECA è la metodologia principale. Per la certificazione ISO 9001:2015 non è esplicitamente obbligatoria ma è uno degli strumenti raccomandati per l'analisi dei rischi. In ambito aerospaziale e difesa il riferimento è MIL-STD-1629A. Indipendentemente dagli obblighi normativi, la FMEA è raccomandata dalla metodologia Six Sigma e dalla norma UNI EN 60812 per qualsiasi contesto industriale in cui si gestiscano asset critici.

Cosa succede dopo aver completato un'analisi FMEA?

Al termine dell'analisi si ottiene una lista ordinata di modalità di guasto per RPN decrescente. Per ogni voce con RPN elevato (tipicamente ≥ 200) si definiscono azioni correttive o preventive con responsabile e scadenza. Dopo l'implementazione, si ricalcola l'RPN per verificare che il rischio si sia ridotto agli obiettivi prefissati. La FMEA non è un documento statico: va aggiornata ogni volta che cambia il processo, si introduce un nuovo asset, o si verificano nuovi guasti non previsti nell'analisi originale. Le aziende più strutturate integrano la FMEA nel loro CMMS, collegando ogni modalità di guasto ai piani di manutenzione preventiva e aggiornando l'occorrenza in base ai dati reali degli ordini di lavoro.

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